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Attori neri doppiati solo da doppiatori neri

Quando il politicamente corretto diventa un incubo

Attori neri doppiati solo da doppiatori neri

Per ogni attore, o meglio per ogni tipologia di attore (colore della pelle, età, orientamento sessuale) deve corrispondere un’altrettanta tipologia di doppiatore: il mondo del doppiaggio italiano, per altro tra i migliori al mondo, sta vivendo un vero e proprio incubo.

Attori bianchi doppiati solo da bianchi, attori di colore doppiati solo da doppiatori di colore, omosessuali solo da corrispondenti omosessuali, sessantenni da sessantenni, e questo è solo un assaggio di una follia che porta il nome del politicamente corretto.

Le major americane, stando alle dichiarazioni del doppiatore di Jon Snow ne Il Trono di Spade, Daniele Giuliani, nonché presidente ANAD, Associazione Nazionale Attori Doppiatori, stanno facendo gravi pressioni per esportare la cosiddetta logica dell’inclusività a priori.

Secondo Giuliani, a parte l’assurdità delle richieste, è proprio con questo modus operandi che si rischia la ghettizzazione, violando per altro l’articolo 3 della Costituzione, che dice che tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza alcuna distinzione di sesso, razza, lingua, religione, opinioni politiche, condizioni personali e sociali.

Questo abuso di politicamente corretto si era già presentato in letteratura, con il caso di una poetessa di colore tradotta, su richiesta, da una scrittrice preferibilmente di colore.

Ora le stesse piattaforme come Netflix e Amazon impongono regole severissime di doppiaggio, come testimonia anche Fiamma Izzo, direttrice di doppiaggio per Il principe cerca figlio e Crudelia.

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