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Le parolacce degli antichi greci

(e le sconcezze di Pompei)

Le parolacce degli antichi greci

Tette pesanti!

Puzzi di merda bovina!

Sei un amante di vecchie!

E tu invece sei un trombaschiavi!!!

No no tranquilli, non siamo impazziti, per lo meno non più di quanto già manifestiamo normalmente tutti i giorni.

Ci siamo semplicemente presi la briga di andare a curiosare tra gli epiteti più volgari in uso nell’antica Grecia e a Pompei, scoprendone delle belle.

Ad esempio, tornando all’apertura, barùmastos è letteralmente “dalle tette pesanti” (forse indirizzato a qualcuno non proprio in forma fisica perfetta), bolbitòomai equivale a “puzzi di merda bovina” (ohibò, secondo noi c’è anche di peggio!), graosòbes designa l’amante delle vecchie (sì, insomma, le MILF) e dulomìktes è pari a “trombaschiavi” (evidentemente una pratica poco accettata).

In Grecia non se le mandavano certo a dire ed è proprio allora che è nato il termine “beota”, ancora oggi utilizzato per indicare un’idiota, che faceva riferimento agli abitanti della Beozia, considerati poco intelligenti e un po’ stolti.

Molto evocativo invece xulokùmbe, ovvero “donna con la grazia di un barcone”, e pure engortùnoomai, “essere stupido come un cretese di Gortina” (che evidentemente molto furbo non era).

Ma le frasi e gli epiteti più scurrili li troviamo a Pompei, dove sono state rinvenute frasi decisamente poco edificanti ma molto, molto divertenti.

Qualche esempio? 

“Appollinare, medico di Tito, in questo bagno egregiamente cagò” (buono a sapersi!)

“Che gioia inculare!” (Ma davvero???)

“Piangete ragazze, il mio cazzo vi ha abbandonato. Ora incula i culi. Fica superba addio!” (Un poco indiretto, ma abbastanza comprensibile… ahahahahah)

E chissà quindi se in un futuro lontano, qualcuno rispolvererà le puntate dello Zoo per andare a scoprire le parolacce in voga: di sicuro ne sentiranno delle belle!

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