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Cappottino al cane: sì o no?

Cappottino al cane: sì o no?

La lunga mano del fashion è arrivata anche nel mondo dei pelosi, con maglioni, tutine, pigiamini, cappotti, soprabiti, piumini, impermeabili e, udite udite, anche le scarpine.

E se c’è chi considera questa moda anche una assoluta necessità per non far patire il freddo al proprio cagnolino, ci sono coloro che guardano con orrore ogni cappotto dotato di coda passare per strada.

Ma chi ha ragione?

Immaginate di essere nato in Africa, in un luogo arido e desertico: qualora vi recaste in Antartico, vi sentireste ridicoli a indossare una bella tuta termica con tanto di giacca, scarponi, cuffia e guanti?

Ecco, allora considerate che i cani, per provenienza geografica, tipologia, razza e anche caratteristiche individuali, posseggono depositi di grasso sotto la cute che sono diversi, così come strati di pelo che, da quasi assenti, diventano consistenti, e dimensioni che, che ci crediate o no, determinano il fatto di avvertire o meno il freddo.

Ad esempio un cane come il chihuahua ha una superficie corporea, in rapporto al proprio peso, molto più ampia rispetto a un cane come ad esempio il Rottweiler, e questo comporta una maggior dispersione di calore, e quindi sentire molto di più il freddo.

E un peloso anziano? Sicuramente sarà più delicato e freddoloso di un cane adulto, ma non meno di un cucciolotto.

Ecco quindi che le tipologie e le caratteristiche sono talmente tante, da influire sicuramente sulla percezione del calore e del freddo.

Qualcuno obietta che il cane in natura non ha il cappotto.

Beh, certo, così come non ce l’ha l’orso o il lupo, ma sicuramente trovare cani creati dall’uomo in natura è decisamente difficile e anche quei cani che provengono da ceppi antichissimi, ormai sono stati talmente addomesticati (leggasi abituati all’uomo e al suo ambiente), che hanno perso le originarie caratteristiche.

E poi: chi ce lo dice che il lupo non abbia freddo?

In ogni caso mettere o meno il cappotto al proprio cane, al di là del vezzo e dell’aspetto modaiolo (che al peloso non può interessare di meno), va a discrezione dell’umano: un levriero in passeggiata sicuramente godrà un bel maglioncino a collo alto, così come un carlino, se infilato nel suo cappotto imbottito, uscirà molto più volentieri. Non mettetelo ovviamente a un San Bernardo o a un Rottweiler: primo perché di così grandi non ne fanno e poi perché sarebbero loro i primi a guardarvi negli occhi con espressione risentita (Ma mi hai visto? Secondo te ho bisogno di un cappotto?).

Per i meticci ci si regola in base alle singole reazioni: se quando si abbassa la temperatura il cane esita a uscire e piuttosto si tiene pipì e cacca pur di rimanere al calduccio, vuol dire che il disagio provato è davvero tanto.

Va poi precisato un altro aspetto fondamentale: spesso a far sentire il cane a disagio è lo sbalzo di temperatura. Abituato a vivere tra le mura domestiche, a sonnecchiare vicino al termosifone o davanti al camino accesso, una volta fuori riceverà uno shock termico notevole, tanto vale infilargli qualcosa di non troppo pesante in modo che, una volta che inizia a correre e a giocare, non sudi, altra situazione da evitare.

Al rientro, cappotto o non, una regola per tutti: asciugare bene le zampe tra i polpastrelli, la pancia (soprattutto se si tratta di cani bassi che potrebbero sfiorare erba bagnata o peggio la neve) e le orecchie, per evitare ristagni d’acqua.

Poi, per tutto il resto, fate come volete, basta non rasentiate il ridicolo!!!

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