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Qui comando io!

Qui comando io!

Sarà capitato a tutti, con cani propri o di amici, di vedere il peloso arrampicarsi sulla nostra gamba per… montarla furiosamente!

Risate, imbarazzo e disagio ma soprattutto grande dilemma: il quadrupede ci ha scambiati per un suo simile?

Ebbene, dietro a questo gesto apparentemente inequivocabile si nasconde in realtà un più elevato sentimento, quello della dominanza, tant’è che lo stesso comportamento viene ripetuto con altri cani (anche dello stesso sesso), animali e umani.

«Sottomettiti, qui comando io!» - sarebbe l’ipotetico fumetto da accompagnare alla scena del cane che furiosamente monta qualcuno, sia esso animale oppure no.

La monta per il cane non è necessariamente legata al sesso e alla riproduzione, così come non è prerogativa del maschio: una femmina facente parte di un branco (e per branco si intendono anche uno o due esemplari o semplicemente il gatto), se comanda sarà lei a montare i propri simili, rimettendo in discussione ogni giorno il possesso dello scettro.

Che fare quindi?

Ovviamente in caso uno dei nostri pelosi monti un altro animale o un altro cane, il tutto rientra in comportamenti naturali legati alla dominanza e, mantenendo il giusto distacco, possiamo osservare le dinamiche intervenendo solo ed esclusivamente qualora il clima diventi più acceso (chi viene montato non necessariamente si sottomette, anzi potrebbe girarsi ringhiando e “urlando” che a lui, sia bene inteso, i piedi in testa non li mette nessuno!).

Un cane deve sempre stabilire chi comanda, sia che sia inserito in una seppur piccola comunità di simili o in caso di presenza di altri animali (non è raro vedere un cane che si monta il gatto!) e questo deriva da un antico istinto legato alla sopravvivenza di tutti i componenti del branco.

Insomma: un branco senza capo è destinato a perire.

Qualora invece l’oggetto della dominanza sia una gamba umana, ecco che varrebbe la pena rimettere in discussione il rapporto che abbiamo con il nostro peloso: ricordiamoci che noi non facciamo parte del suo branco, bensì ne siamo i custodi e, come tali, non rientriamo nelle “cose” di suo possesso.

Questo dovrebbe farci riflettere sul fatto che il nostro peloso ci ritiene un suo simile e oltretutto sottoposto; a lungo andare questa dinamica rischia di degenerare in stress del peloso (che non capisce fino in fondo il nostro ruolo) e in atteggiamenti potenzialmente nocivi (in quanto sottoposti, lui o lei si sentiranno anche in dovere di “sgridarci”, eventualmente mordendoci).

Instaurare un sano rapporto con i nostri pelosi giova a noi ma anche a loro, che devono vedere nel compagno umano una figura di riferimento e non un simile.

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