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Fukushima, l'acqua contaminata finirà in mare

Fukushima, l'acqua contaminata finirà in mare

Ormai è deciso: l’acqua contaminata impiegata per raffreddare i reattori danneggiati durante il terribile incidente nucleare di Fukushima del 2011, verrà rilasciata in mare tra due anni.

Ad annunciarlo, in mezzo a un coro di proteste, il premier giapponese Yoshihide Suga che, dopo aver incontrato i membri dell’esecutivo, ha formalizzato la decisione.

L’acqua di Fukushima, servita a raffreddare i reattori, è stata depurata di 62 radionuclidi ma non dal trizio, un isotopo radioattivo dell’idrogeno che continua a permanere negli oltre 1000 serbatoi di acciaio in cui è l'acqua è stoccata, e che ora sono accumulati nell’area adiacente l’impianto.

La manutenzione giornaliera della centrale di Fukushima genera l’equivalente di 140 tonnellate di acqua contaminata e si stima che nel 2022 i serbatoi saranno pieni.

Nel corso di questo ultimo decennio si sono studiate diverse ipotesi di smaltimento, senza mai arrivare a una soluzione condivisa, ed è così che la decisione di Tokyo di procedere con lo sversamento graduale di oltre 1,25 milioni di tonnellate di liquido contaminato da trizio nel mare, pone fine alle discussioni, aprendone però altre: il trizio, di per sé considerato poco nocivo, è molto dannoso per l’organismo umano se viene ingerito (e immaginiamo valga per tutti gli abitanti del mare ndr).

Netta l’opposizione dell’opinione pubblica, dell’industria della pesca e dei rappresentanti dell’agricoltura locale, ma il premier pare irremovibile.

Così, mentre da un lato dell’emisfero si spinge per fare raccolta differenziata e ripulire i mari dalla plastica, dall’altra parte è iniziato il countdown a una delle azioni più controverse mai compiute a danno dell’ambiente.

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