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Il gatto: 10.000 anni di misteri

Il gatto: 10.000 anni di misteri

Ebbene sì, pare che il gatto accompagni l’uomo da qualcosa come 10.000 anni e che, nonostante tutto questo tempo trascorso insieme, rimanga un vero e proprio mistero.

Del gatto domestico ormai si sanno parecchie cose ma ci sono dei comportamenti e delle peculiarità che gli studiosi non sono ancora in grado di spiegare.

Ad esempio: lo sapevate che alle gatte piace essere accarezzate verticalmente mentre ai gatti piacciono di più le carezze orizzontali? Il fatto è reale, ma non se ne conosce il motivo.

Il tipico attacco di un gatto nei confronti di un suo simile (o della vostra mano), consiste nello sdraiarsi di schiena, afferrare il nemico con le zampe anteriori e calciarlo letteralmente con quelle posteriori: questo comportamento è ritenuto dagli etologi espressione di accettazione da parte del peloso.

Come dire: sì, lo vedo che sei un umano, ma vieni qui che ti picchio come se fossi un mio pari!

Diversamente se il gatto cerca di colpirvi con le zampe anteriori (la classica zampata), dovreste immaginare un fumetto uscire dalla sua testa che dice pressapoco così: chi sei? Cosa vuoi? Vattene via, essere inferiore!

Il perché di questo modo di agire? Mistero.

Ma ancora: se provate a far oscillare un oggetto davanti al gatto in maniera naturale e non cadenzata, il micio sarà interessato e cercherà di acchiappare l’oggetto. Se invece lo fate oscillare a ritmo regolare e vorticosamente, lui se ne andrà con aria di disprezzo: un po’ più di naturalezza, non siamo al circo!

Se è vero che i gatti possono essere addestrati, è altrettanto vero che anche gli umani possono esserlo: l’umano in molti casi è l’umano del gatto e non viceversa, sappiatelo!

E non illudetevi: il fatto che lo nutriate con i migliori bocconcini non significa nulla per il gatto o meglio non vi identifica quale suo “padrone”, bensì siete sempre e solo un “distributore di cibo”.

Come e perché si affezioni invece a un umano in particolare, fino al punto di mostrargli affetto e attenzione, è ancora uno dei misteri: simpatia? Feeling?

Qualcuno si è spinto ancora più in là, affermando che il gatto non ricorda esattamente il volto del suo umano, (“Umani? Tutti uguali!”), ma che ne riconosca profumi, odori e atteggiamenti tra mille.

E la storia sui cani e sui gatti?

Ormai sdoganata la falsa acredine tra i due pelosi, diciamo, a onor del vero, che il gatto non ama particolarmente il cane e quando lo fa, in realtà si tratta di semplice sopportazione, eccetto rari casi.

Ai gatti infatti non piacciono i movimenti troppo bruschi a meno che non si tratti di prede, e il cane, che si muove velocemente o a scatti, mette in crash il loro algoritmo: si muove ma non si mangia, che roba è? In caso di dubbio: pam, un bella zampata sul naso e pelo arruffato che nemmeno Donna Summer.

E ora attenzione: questa non la conosce nessuno.

Se un gatto è agitato in presenza di altri gatti o di estranei, premetegli la coda infilandola tra le sue zampe posteriori, e lui si tranquillizzerà immediatamente. Il perché? Pare che se il gatto non riesce a manifestare il suo nervosismo (avete presente quel movimento ritmico della coda?), ecco, allora non c’è alcun motivo per cui innervosirsi! Strano ma vero!

I gatti mostrano preferenze tra loro inaspettate: ci sono gatti che amano le rosse, altri le tigrate oppure le bianche. Curioso, no?

E gli spaventi? Il senso dell’umorismo di un gatto è pari a zero: un gatto spaventa volutamente un altro per fargli compiere un balzo assurdo, ma se entrambi si spaventano a vicenda ci rimangono malissimo.

Infine la gerarchia: molto semplice, chi sta in alto comanda. Adesso capite perché il vostro gatto vi piomba sul letto o in testa?

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