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Perché l’umano si circonda di pelosi?

Perché l’umano si circonda di pelosi?

Con la lente d’ingrandimento sempre puntata sui pelosi che ci accompagnano, dimentichiamo completamente chi sta dall’altra parte: l’umano, ovvero noi!

Insomma, perché l’uomo ama avere con sé un cane, un gatto, spesso entrambi, e riempie i profili social con le foto che li ritraggono?

«Viviamo in un’era senza precedenti di allevamento di animali domestici», dice John Bradshaw, fondatore della antrozoologia, una disciplina che studia la gamma di relazioni e interazioni tra esseri umani e altri animali.

Egli sostiene che il nostro coinvolgimento emotivo nei confronti dei pelosi risale almeno a 50.000 anni fa, come testimoniato dalle sepolture rituali nelle quali, accanto all’umano, spesso è stato trovato anche il suo gatto o il suo cane.

Secondo Bradshaw le relazioni tra umano e animale hanno avuto una influenza decisiva sullo sviluppo sociale, a partire da quando i nostri antenati hanno iniziato a interessarsi ai lupi, avviando un processo di allevamento selettivo che ha dato origine ai cani domestici, diventati poi parte delle società basate sulla caccia.

Il passaggio dalla caccia all’agricoltura ha visto l’arruolamento del gatto, indispensabile per proteggere le scorte dall’attacco dei topi.

Se i nostri antenati non avessero avuto una particolare inclinazione nell’accogliere in famiglia gli animali, probabilmente, secondo Bradshaw, vivremmo ancora all’inizio dell’età della pietra.

Esagerato?

In realtà i dati dimostrano che gli esseri umani con maggiori affinità istintive con altre specie viventi, se la cavavano meglio di quelli che ne erano privi.

Ma attenzione: Bradshaw rimane in ogni caso uno scienziato e come tale afferma anche che il nostro atteggiamento nei confronti degli animali domestici basato sul presupposto che essi siano in grado di processi intellettivi simili ai nostri, è assolutamente errato e fonte di superstizioni e credenze, pur rimanendo fondamentale per la nostra evoluzione sociale ed economica.

A questo punto la domanda sorge davvero spontanea: perché scomodare l’antrozoologia e quindi costruire un muro concettuale tra noi umani e le altre specie? Ma soprattutto: perché non arrendersi al fatto che amore e reciprocità possono nascere tra bipedi glabri e pelosi quadrupedi, migliorando la vita di entrambi, indipendentemente dalla classificazione biologica?

Allora la risposta alla domanda iniziale, ovvero perché ci circondiamo di cani e gatti, potrebbe essere semplicemente riassunta in una parola: empatia.

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